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Fiction: sezione Fuori Menu

EL ABRAZO DE LA SERPIENTE

Regia: Ciro Guerra Con: Antonio Bolivar, Brionne Davis, Jan Bijvoet, Luigi Sciamanna, Nicolás Cancino, Nilbio Torres Anno: 2015 - paese: Colombia Lingua: spagnolo, catalano, tedesco, portoghese, latino - Sottotitoli: Italiano - Durata: 125’

Karamakate era una volta un potente sciamano dell’Amazzonia, ora è l’ultimo superstite del suo villaggio e vive in isolamento volontario nelle profondità della giungla. Dopo anni di totale solitudine è divenuto un chullachaqui, un guscio vuoto, privato di emozioni e ricordi. Però la sua vita vuota cambia il giorno in cui arriva Evan, un etnobotanico americano alla ricerca della Yakuna, una potente pianta capace di insegnare a sognare. 

Karamakate accetta di accompagnare Evan nella ricerca e insieme iniziano un viaggio nel cuore della giungla, dove passato, presente e futuro si confondono e lo sciamano inizierà a recuperare i ricordi perduti. Quei ricordi portano con sé traccia di un’amicizia tradita e di un profondo dolore che non abbandonerà Karamakate fino a che non riuscirà a trasmettere per l’ultima volta quella conoscenza ancestrale che sembrava destinata a scomparire per sempre.

Note di Regia

«Ogni volta che osservavo la mappa del mio Paese, venivo sopraffatto da una grande sensazione di incertezza. Per metà era un territorio sconosciuto, un mare verde di cui non sapevo niente. L’Amazzonia, una terra misteriosa che assurdamente riduciamo a facili concetti. Cocaina, droga, indigeni, fiumi, guerra. Non c’è davvero nient’altro? Non ci sono una cultura, una storia?

Non c’è un’anima superiore? Gli esploratori mi hanno insegnato che non è così. Uomini che hanno lasciato tutto, rischiato tutto per raccontarci un mondo che non potevamo neanche immaginare. Sono loro i primi ad essere entrati in contatto, durante uno dei più feroci olocausti che si siano mai visti. Può l’uomo, attraverso l’arte e la scienza, superare la brutalità? Alcuni l’hanno fatto.

Gli esploratori hanno raccontato la loro storia. Gli indigeni no. Così è. Una terra grande quanto un continente, ancora da raccontare.

 Mai vista nel nostro cinema. Oggi l’Amazzonia è perduta. Al cinema può rivivere». [Ciro Guerra]

 

Wanton mee

Regia: Eric Khoo PRODUZIONE: ZHAO WEI FILMS FOTOGRA FIA: Tan Kang Wei MUSICHE: Kevin Mathews, Christopher Khoo - PAESE: Singapore - Lingue: Inglese, Mandarino, Cinese sottotitoli: Italiano - DURATA : 71’

Koh Chun Feng è critico gastronomico di mezza età che sta affrontando cambiamenti psicologicamente logoranti sul lavoro. La sua pazienza è messa alla prova dal fatto che il giornale per cui lavora si sta convertendo al digitale.

Una cosa che si rivela essere una benedizione è invece la videocamera che gli viene data dal giornale per integrare le sue recensioni con delle immagini. Koh comincia a portarsi dietro la videocamera mentre frequenta i banchetti di street food locale. Comincia a raccogliere le storie dei proprietari di questi banchetti e, insieme a queste, la storia di come i piatti di Singapore sono stati creati.

 

RECIPE

Regia: Eric Khoo - lingua: originale - sottotitoli: Italiano - paese: singapore - genere: fiction Durata: 55’

Grace (Zoe Tay) è una chef di talento in un elegante ristorante con il sogno di aprire un locale tutto suo. La sua anziana madre, Madam Ching (Li Ying Zhu) per anni ha gestito con successo un banchetto di street food fino a quando non ha iniziato a mostrare segni di demenza senile.

RECIPE è il racconto delicato di una figlia che si riconnette con la madre attraverso la preparazione di piatti, raccogliendone il patrimonio di conoscenze tradizionali.

 

 

 

Oscuro Animal

Regia: Felipe Guerrero - cast: Marleyda Soto, Luisa Vides Galiano, Jocelyn Meneses - fotografia: Fernando Lockett - paese: Colombia - musica: César Salazar ADSC- genere: fiction (film privo di dialoghi) - durata: 107’

 Tre ritratti di tre donne in fuga, in un paese segnato da una guerra civile durata oltre cinquant’anni. Nella pellicola il conflitto rimane sullo sfondo, il regista mette in scena la violenza senza esibirla, una presenza invisibile ma costante e ansiogena.

Il film è privo di dialoghi ed è la musica a far da commento alle scene qualora ne avessero bisogno. La scelta di quest’ultima ha un ruolo importante nell’economia della pellicola, il paradosso della moderna champeta ascoltata dai paramilitari in campagna che si contrappone alla tradizionale cumbia vallenata ascoltata in un albergo a Bogotà non è casuale.

 

La guerriglia, il cambio di governi, le migliaia di morti non sono serviti a niente di utile, ci dice Guerrero: «I modi di interpretare il conflitto sono e devono essere molteplici, cercavo un nuovo modo per raccontare la guerra». «Volevo mostrare le conseguenze del conflitto, non volevo parlare solo della Colombia, potrebbe essere un altro paese» spiega il regista.

La grandezza del film sta nell’assenza di un netto giudizio morale sui fatti passati, non è un film di denuncia contro un determinato gruppo di persone piuttosto una serie di domande, a chi e a cosa è servita questa guerra? La sofferenza non sembra una risposta adeguata.

Ma ciò che colpisce del film di Guerrero è la sicurezza nell’utilizzo del mezzo cinematografico, il montaggio parallelo dà flui dità al film, i primi piani insistiti sui visi delle protagoniste fanno da contraltare ai piani lunghissimi sulle Ande colombiane, avamposti di una natura ostile dalla quale fuggire per cercare la salvezza in città.

Bogotà è la meta comune alla quale tendere, nonostante le donne abbiano un passato diverso, marcato dall’imperante violenza delle campagne colombiane. «Non credo che la guerra sia finita» confessa Felipe Guerrero «ma col film volevo dare un messaggio di speranza, ho voluto raccontare le storie di chi si è salvato: che le protagoniste siano donne è stata una scelta casuale, ma in questi anni di ricerca sul conflitto, ho notato come siano loro ad esprimere maggior coraggio».

Caffè

Regia: Cristiano Bortone - Musiche: Teho Teardo - paesi: Italia, Belgio, Cina lingua: italiano - genere: fiction - Durata: 112’

“Il caffè ha tre gusti: amaro, aspro e profumato”

Attraverso il filo conduttore di un prodotto universale ed evocativo come il caffè, il film racconta tre storie di oggi, ambientate in tre parti del mondo molto lontane tra loro, ma emozionalmente molto vicine. In Belgio, Hamed, fuggito dall’Iraq alla ricerca di una vita migliore, è il proprietario di un piccolo banco dei pegni.

Durante una violenta manifestazione di protesta il suo negozio viene assaltato e un’antica caffetteria d’argento a cui era legato da generazioni viene rubata. L’uomo scopre l’identità del ladro e, andando contro la sua indole pacifica, cerca di farsi giustizia da solo, ma le cose non andranno come previsto.

Il protagonista della storia italiana è Renzo, un giovane sommelier del caffè che lavora sottopagato in un bar di paese.

Quando la sua fidanzata Gaia scopre di essere incinta, Renzo finisce per farsi coinvolgere in una rapina che prenderà una piega inaspettata. Dall’altra parte del mondo, nel cuore della Cina, Fei è un giovane manager di successo che sta per sposarsi con la figlia del suo capo, un magnate dell’industria chimica. Tutto procede in modo perfetto, finché non gli viene chiesto di occuparsi di un grave incidente negli impianti dello Yunnan, regione dalla quale proviene Fei e patria della produzione del caffè. In un paesaggio straordinario una misteriosa artista lo costringerà a fare i conti con i valori della vita. Un intreccio struggente, una risoluzione finale e un messaggio di speranza: con le sue tre storie, Caffè racchiude i profumi e le fragilità della società attraverso una profonda riflessione sul mondo contemporaneo.

Mediterranea

Regia: Jonas Carpignano musiche: BENH ZEITLIN et DAN ROMER - lingue: Italiano, Francese, Inglese, Arabo - genere: fiction - durata: 107’

Al termine del film intervengono Annalisa Camilli, giornalistadi Internazionale, e Agitu Ideo Gudeta di "La Capra Felice"

 Ayiva è partito dalla sua nativa Burkina Faso in cerca di un lavoro che gli permetta di provvedere a sua sorella e a sua figlia.

Emigrato in Italia, cerca di adattarsi alla sua nuova vita, ma la tensione nella locale comunità calabrese continua ad aumentare e le cose si fanno sempre più pericolose.

Al termine del film intervengono Annalisa Camilli, giornalista
di Internazionale , e Agitu Ideo Gudeta di La Capra Felice